Il bilancio della terribile alluvione che ha colpito Nepal e Tibet il 26 agosto continua a peggiorare. Gli ultimi dati indicano almeno 1.273 morti e 4.757 dispersi nei due territori. Le operazioni di soccorso proseguono nelle aree colpite, mentre cresce l'allarme per le conseguenze umanitarie dell'emergenza.
La situazione più critica è in Nepal, dove l'autorità per la gestione dei disastri ha aggiornato il bilancio a 1.252 morti e 4.216 dispersi. A questi si aggiungono le vittime in Tibet, portando il totale oltre le 1.200 persone. Secondo France Presse, alcuni attivisti contestano i dati ufficiali cinesi, sostenendo che le vittime in Tibet potrebbero essere di più.
Mentre i soccorsi continuano, gli scienziati stanno cercando di capire cosa abbia scatenato l'inondazione. Una delle ipotesi principali è che un grande crollo roccioso, coinvolgendo una massa glaciale, abbia dato origine al disastro.
Il riscaldamento globale è uno dei fattori sotto esame. La fusione dei ghiacciai e lo scioglimento del permafrost possono destabilizzare le pareti montuose, rendendo le rocce più suscettibili ai crolli. Tuttavia, il legame con il cambiamento climatico dovrà essere approfondito attraverso analisi scientifiche.
Secondo il New York Times, la frana avrebbe generato una massa trenta volte più grande delle Cascate del Niagara, muovendosi a oltre 160 chilometri orari. La cicatrice lasciata sulla montagna e l'esposizione delle rocce e del permafrost potrebbero fornire indizi cruciali sulle cause del collasso.
Kristen Cook, geomorfologa dell'Université Grenoble Alpes, parte di un team di ricerca sulla tragedia, ritiene che un crollo roccioso abbia innescato il cedimento del ghiacciaio.
Oltre alla tragedia umana, si aggiunge una grave emergenza sanitaria. Secondo l'Unicef, in Nepal almeno 22 mila bambini necessitano urgentemente di acqua potabile, servizi igienici e assistenza sanitaria.
Le inondazioni hanno danneggiato le infrastrutture idriche nei distretti colpiti, compromettendo sia le strutture comunitarie che le reti più ampie. Molti servizi igienici sono stati distrutti o resi inagibili, costringendo le famiglie a vivere in condizioni di sovraffollamento, aumentando il rischio di malattie infettive e trasmesse dall'acqua contaminata.
Il Nepal sta già lavorando per prevenire ulteriori tragedie. Si prevede di installare un sistema di allerta precoce per le frane lungo parte del confine con la Cina, utilizzando sensori sismici, telecamere e collegamenti satellitari.
Le prime apparecchiature saranno installate a Timure, nel distretto di Rasuwa, lungo il corridoio fluviale attraversato dalla massa di acqua, fango e rocce. Un collegamento satellitare Vsat dovrebbe garantire la comunicazione delle stazioni di monitoraggio anche in caso di interruzione delle reti mobili.
L'alluvione ha infatti messo fuori uso almeno quattro stazioni di rilevamento nella zona di confine. In un territorio dove eventi di tale portata possono svilupparsi rapidamente, anche pochi minuti di preavviso potrebbero essere cruciali per evacuare le comunità a valle.
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