Bologna, il caso Abderrahim Fakir: le frasi scioccanti degli agenti nelle registrazioni delle bodycam

«È morto», «Se muore ci facciamo una risata»: sono alcune delle frasi attribuite ai poliziotti intervenuti per bloccare il 42enne marocchino, deceduto il 19 luglio al Pilastro di Bologna

Bologna, il caso Abderrahim Fakir: le frasi scioccanti degli agenti nelle registrazioni delle bodycam

«È morto», «Che mi importa», «Se muore ci facciamo una risata». Queste sono le frasi attribuite ai poliziotti intervenuti per bloccare Abderrahim Fakir, registrate dalla telecamera indossata da uno degli agenti. Le parole sono riportate nella relazione dei consulenti incaricati dalla Procura di Bologna per chiarire le circostanze della morte del 42enne, avvenuta durante un intervento di Polizia nel quartiere Pilastro.

Secondo le indagini medico-legali, Fakir è deceduto per insufficienza respiratoria acuta, in un contesto clinico di intossicazione da cocaina e grave cardiopatia. L'uomo, consumatore abituale della sostanza, si trovava anche in uno stato di agitazione psicomotoria che avrebbe peggiorato le sue condizioni. Anche la posizione prona mantenuta durante l'immobilizzazione avrebbe contribuito al decesso, sebbene i periti abbiano valutato la sua incidenza come probabilmente minore rispetto agli altri fattori.

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L'inchiesta riguarda anche le modalità dell'assistenza sanitaria fornita durante l'emergenza. I consulenti hanno infatti riscontrato alcune azioni dei soccorritori non conformi ai protocolli previsti, pur evidenziando che le condizioni di Fakir erano già estremamente critiche.

Secondo la perizia, anche con un intervento tempestivo e corretto, le probabilità di sopravvivenza del 42enne sarebbero state circa del 15%. Un elemento che dovrà essere considerato dai magistrati nella valutazione delle eventuali responsabilità.

Attualmente sono sei le persone iscritte nel registro delle annotazioni preliminari previsto dal cosiddetto scudo penale: due agenti intervenuti durante il fermo e quattro operatori della Croce Rossa. L'ipotesi di reato considerata è quella di omicidio colposo, ma non è stata ancora formalizzata un'iscrizione nel registro degli indagati.

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La relazione finale è stata consegnata alla Procura di Bologna, che ha fissato per il 28 ottobre un incontro per discutere i risultati delle indagini. Il pubblico ministero avrà tempo fino al 19 novembre per decidere se proseguire con le indagini nei confronti delle sei persone coinvolte o archiviare le rispettive posizioni.

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