Per la stagione influenzale 2026-2027 in Italia si prevede un numero di casi compreso tra i 12 e i 14 milioni. Lo afferma Fabrizio Pregliasco, virologo e professore all'Università degli Studi di Milano, il quale sottolinea che i dati dall'Australia indicano un andamento meno intenso rispetto agli anni passati, pur in un contesto che richiede ancora un'attenta osservazione.
Molto dipenderà dalle condizioni climatiche. Un inverno particolarmente freddo potrebbe favorire una maggiore diffusione dell'influenza, mentre variazioni termiche e periodi più caldi potrebbero facilitare la circolazione di altri virus respiratori.
Pregliasco ricorda che il quadro non riguarda solo l'influenza stagionale. Sono infatti presenti molti altri patogeni, tra cui il Covid-19, il virus respiratorio sinciziale, il metapneumovirus e i rhinovirus. Secondo il virologo, il coronavirus continua a rappresentare un rischio soprattutto per le persone anziane e fragili, anche se spesso provoca oggi sintomi meno gravi rispetto al passato.
Tra i ceppi influenzali osservati nell'emisfero sud, la variante K dell'H3N2 continua a circolare, già protagonista nella stagione precedente, insieme ai virus H1N1 e B Victoria.
Sul fronte della prevenzione, Pregliasco sottolinea l'importanza della vaccinazione. Il richiamo è considerato un'opportunità per la popolazione generale e una misura particolarmente importante per le categorie più vulnerabili.
Per quanto riguarda i sintomi, l'influenza vera e propria tende a manifestarsi con un inizio improvviso: febbre sopra i 38 gradi, almeno un disturbo respiratorio come tosse o mal di gola e almeno un sintomo sistemico, come dolori muscolari o forte stanchezza. In assenza di questo quadro completo, è più probabile che si tratti di una sindrome simil-influenzale causata da altri virus.
I primi casi di influenza sono già stati rilevati anche in Italia, ma Pregliasco evidenzia che la maggiore capacità di sorveglianza permette oggi di individuare episodi anche al di fuori del tradizionale periodo invernale. Il monitoraggio è effettuato attraverso la rete Respivirnet, coordinata dall'Istituto superiore di sanità con il coinvolgimento dei medici di famiglia.
La fase più intensa della stagione, comunque, dovrebbe coincidere con l'arrivo del freddo e il peggioramento delle condizioni climatiche, che facilitano la trasmissione dei virus respiratori. Prima del picco invernale potrebbe verificarsi una sorta di "pre-stagione", con un graduale aumento degli accessi agli studi medici e pediatrici.
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