A mezzo secolo da quella che è stata una delle pagine più buie della storia della nostra Repubblica, l'Italia tonora la memoria di Vittorio Occorsio, il Sostituto Procuratore della Repubblica ucciso a Roma il 10 luglio 1976. In occasione del cinquantesimo anniversario del tragico attentato, le massime cariche dello Stato si sono strette attorno al ricordo del magistrato, sottolineando il valore intramontabile del suo sacrificio.
La commemoriazione solenne in Cassazione
Per l'occasione, il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha preso parte alla Santa Messa commemorativa celebrata presso l’Aula Magna della Corte Suprema di Cassazione. La presenza del Capo del Governo testimonia la solennità della ricorrenza e la profonda gratitudine della nazione verso un servitore dello Stato che ha pagato con la vita la difesa della democrazia.
Parallelamente, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto inviare un messaggio ad Eugenio Occorsio, Presidente della Fondazione dedicata al magistrato, per rinnovare la vicinanza delle istituzioni e accendere un faro sulla sua eredità morale.
L'agguato e lo scontro con l'eversione nera
Il 10 luglio 1976 Vittorio Occorsio cadde vittima di un agguato rivendicato da "Ordine Nuovo". Non si trattò di un bersaglio casuale: il magistrato aveva infatti condotto indagini determinanti proprio su quel movimento di estrema destra, riuscendo a ottenerne lo scioglimento formale a causa dei tentativi di riorganizzazione del disciolto partito fascista.Occorsio fu un pioniere nel comprendere la complessità della minaccia terroristica di quegli anni. Le sue inchieste, lucide e rigorose, squarciarono il velo su intrecci allora inediti e inquietanti, individuando i fili rossi che legavano la criminalità organizzata, la massoneria deviata e l'eversione nera.
Un faro per lo Stato di diritto
Nel suo messaggio, il Capo dello Stato ha voluto evidenziare la straordinaria statura professionale e morale di Occorsio. Nonostante la chiara consapevolezza dell'enorme rischio personale a cui era esposto, il magistrato non fece mai un passo indietro. Continuò a svolgere il proprio dovere con fermezza, animato da una profonda ed incrollabile fiducia nella capacità dello Stato di diritto di prevalere attraverso l'applicazione della legge.

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