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Restano invece alcune criticità alle Maldive, dove si trovano ancora migliaia di italiani: circa 500-600 persone sono già partite con due voli, mentre la Farnesina ha rafforzato sul posto la presenza di personale diplomatico, carabinieri e finanzieri per facilitare le operazioni e garantire la sicurezza.Operazioni di rientro sono in corso anche in Asia: nuovi gruppi di italiani sono stati fatti uscire dal Nepal e si lavora per organizzare partenze da Thailandia, India e Sri Lanka. Dall’Iraq, invece, quasi tutti i dipendenti Eni sono stati evacuati via Kuwait e Arabia Saudita, mentre è stato ridotto anche il contingente dell’Aeronautica presente nel Paese.
Sul piano diplomatico Tajani ha riferito di aver parlato con il segretario di Stato americano Marco Rubio e con il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar, ribadendo l’impegno italiano per una de-escalation del conflitto. Tuttavia, ha osservato, le decisioni di Washington, Israele e Iran non sembrano orientate a una rapida conclusione delle operazioni militari.Un ruolo di mediazione è stato tentato anche dall’Oman, ma il suo ministro degli Esteri si è mostrato «poco ottimista» sulla possibilità di risultati in tempi brevi.
Preoccupazione anche per la situazione nello Stretto di Hormuz: secondo Tajani non è formalmente chiuso, ma si registra «una chiusura sostanziale», con il passaggio di pochissime navi e possibili ripercussioni sull’economia mondiale.Infine l’Italia, insieme ai partner europei, sta lavorando per ridurre le tensioni anche in Libano e per fermare i combattimenti nelle zone vicine alle basi della missione ONU UNIFIL, dove operano anche militari italiani. «Speriamo che israeliani e Hezbollah ascoltino l’appello a cessare le ostilità», ha concluso Tajani.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati
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